L’automobile che unì il meglio dell’ingegneria italiana alla potenza dei V8 americani
Quando si parla di grandi marchi italiani del passato vengono subito in mente Ferrari, Maserati, Lamborghini o Alfa Romeo. Eppure c’è un nome che, pur essendo meno conosciuto dal grande pubblico, ha lasciato un segno profondo nella storia dell’automobile: Iso Rivolta.
Le sue vetture erano eleganti come una gran turismo italiana, rifinite con cura artigianale, progettate dai migliori designer dell’epoca e spinte da affidabili motori americani di grande cilindrata. Una formula tanto semplice quanto geniale che permise a Iso di costruire alcune delle GT più affascinanti degli anni Sessanta.
Ma la storia della Iso Rivolta è fatta anche di intuizioni sorprendenti, cambi di rotta, personaggi straordinari e automobili diventate oggi autentici oggetti da collezione. È il racconto di un’azienda che seppe reinventarsi più volte, passando dai frigoriferi alle motociclette, dalle microcar alle granturismo da sogno.
Dai frigoriferi alle automobili
La storia inizia nel 1939 quando l’imprenditore Renzo Rivolta fonda a Genova la Isothermos, azienda specializzata nella produzione di impianti di refrigerazione e frigoriferi.
Dopo la Seconda guerra mondiale l’Italia aveva bisogno di mezzi economici e pratici per tornare a muoversi. Rivolta intuì che il futuro non era soltanto negli elettrodomestici e decise di entrare nel settore dei trasporti.
Nacquero così motociclette, scooter e piccoli mezzi motorizzati che riscossero un buon successo nel difficile periodo della ricostruzione.
L’azienda si trasferì poi a Bresso, alle porte di Milano, dove assunse definitivamente il nome Iso Autoveicoli.
Fu proprio lì che venne realizzata una delle vetture più importanti della storia automobilistica europea.
L’Isetta, la piccola auto che conquistò l’Europa
Nel 1953 Iso presentò la Isetta, una minuscola automobile lunga poco più di due metri, caratterizzata da una soluzione tecnica assolutamente originale.
L’intera parte anteriore della vettura costituiva la porta d’accesso all’abitacolo. Sterzo e cruscotto si aprivano insieme permettendo al conducente di entrare frontalmente.
Era economica, consumava pochissimo e poteva ospitare due adulti.
In Italia ottenne un discreto successo, ma fu soprattutto la vendita della licenza di produzione a cambiare il destino dell’azienda.
Tra le aziende interessate vi era una casa automobilistica tedesca che attraversava un periodo difficile: la BMW.
La BMW Isetta divenne un fenomeno commerciale straordinario. Ne furono costruiti oltre 160.000 esemplari e molti storici ritengono che proprio i ricavi ottenuti grazie alla piccola microcar contribuirono in modo decisivo alla sopravvivenza della casa bavarese negli anni Cinquanta.
Paradossalmente, la vettura più famosa progettata da Iso è anche quella che porta il marchio BMW nella memoria della maggior parte delle persone.
La nascita della Iso Rivolta: lusso italiano e cuore americano
Alla fine degli anni Cinquanta Renzo Rivolta comprese che il mercato delle microcar era destinato a ridursi con il miglioramento delle condizioni economiche.
Scelse quindi una direzione completamente diversa.
Voleva costruire una granturismo raffinata, veloce, affidabile e capace di competere con le migliori auto europee.
Per riuscirci si affidò ad alcuni dei nomi più prestigiosi dell’automobilismo.
Il telaio venne progettato dal grande ingegnere Giotto Bizzarrini, già protagonista dello sviluppo di alcune delle Ferrari più leggendarie.
Le linee furono affidate al giovane Giorgetto Giugiaro, allora in forza alla carrozzeria Bertone.
Per il motore, invece, Rivolta fece una scelta rivoluzionaria: utilizzare i robusti V8 Chevrolet.
L’idea era semplice ma estremamente efficace.
Mentre molti costruttori europei realizzavano motori sofisticati ma delicati e costosi da mantenere, Iso puntava su propulsori americani potenti, affidabili e facilmente riparabili in qualsiasi parte del mondo.
Nel 1962 nacque così la Iso Rivolta IR 300, elegante coupé 2+2 che conquistò immediatamente la stampa specializzata.
L’auto offriva prestazioni elevate unite a un comfort da vera granturismo.
Era una filosofia che anticipava quella che pochi anni dopo avrebbe reso celebre anche la De Tomaso Pantera.
La Grifo: il capolavoro della casa di Bresso
Se la IR 300 rappresentava il perfetto equilibrio tra lusso e sportività, la vera icona del marchio arrivò nel 1965.
Era la Iso Grifo.
Bassa, larga, muscolosa ed elegantissima, è ancora oggi considerata una delle più belle granturismo mai costruite.
Ancora una volta il progetto nacque dall’incontro tra il talento di Giugiaro e l’esperienza tecnica di Bizzarrini.
Le prime versioni montavano motori Chevrolet da oltre 300 CV, ma negli anni successivi arrivarono propulsori sempre più potenti.
La Grifo 7 Litri, equipaggiata con il gigantesco V8 Chevrolet da 427 pollici cubici, superava abbondantemente i 270 km/h.
Numeri impressionanti per la metà degli anni Sessanta.
L’auto univa eleganza italiana, grande affidabilità e prestazioni da autentica supercar.
Non era economica, ma offriva qualcosa che poche concorrenti riuscivano a garantire: la possibilità di affrontare lunghi viaggi ad alta velocità con comfort e senza le frequenti manutenzioni richieste da molte sportive dell’epoca.
La Bizzarrini e le altre Iso leggendarie
Nel frattempo i rapporti tra Renzo Rivolta e Giotto Bizzarrini si interruppero.
L’ingegnere lasciò l’azienda e utilizzò parte del progetto sviluppato per Iso per creare una propria automobile.
Nacque così la celebre Bizzarrini 5300 GT, una delle sportive italiane più affascinanti degli anni Sessanta.
Iso continuò invece il proprio percorso presentando nuovi modelli come la Fidia, elegante berlina di lusso spesso definita “la berlina più veloce del mondo”, e la Lele, raffinata coupé dedicata alla moglie di Piero Rivolta.
Entrambe continuarono a seguire la filosofia che aveva reso celebre il marchio: design italiano, meccanica americana e grande comfort.
Una fine prematura ma un’eredità importante
Nel 1966 Renzo Rivolta morì improvvisamente all’età di soli 59 anni.
La guida dell’azienda passò al figlio Piero Rivolta, che cercò di mantenerne viva la tradizione.
Purtroppo gli anni Settanta portarono enormi difficoltà.
La crisi petrolifera del 1973 colpì duramente tutte le vetture ad alte prestazioni equipaggiate con grandi motori V8.
Anche Iso ne risentì pesantemente.
La produzione diminuì progressivamente fino alla definitiva chiusura nel 1974.
In poco più di dieci anni erano state costruite soltanto poche centinaia di granturismo.
Proprio questa produzione limitata rende oggi le Iso Rivolta tra le automobili italiane più ricercate dai collezionisti.
Una leggenda per intenditori
Oggi il marchio Iso Rivolta rappresenta uno dei capitoli più affascinanti dell’automobilismo italiano.
Le sue vetture compaiono nei principali concorsi d’eleganza internazionali, nei musei e nelle aste più prestigiose, dove raggiungono quotazioni molto elevate.
La Grifo è ormai considerata una delle GT più belle mai costruite, mentre la piccola Isetta continua a essere ricordata come l’automobile che contribuì a salvare BMW in uno dei momenti più difficili della sua storia.
La filosofia di Renzo Rivolta — unire creatività italiana e affidabilità americana — si è rivelata una delle intuizioni più originali del Novecento automobilistico.
In un’epoca in cui quasi tutti costruivano ogni componente in casa, lui ebbe il coraggio di scegliere il meglio disponibile, senza farsi condizionare dal nazionalismo industriale.
Forse è proprio questo il motivo per cui le Iso Rivolta continuano ancora oggi ad affascinare gli appassionati: non erano semplicemente automobili italiane o americane. Erano il punto d’incontro tra due scuole automobilistiche, capaci di fondere eleganza, prestazioni e affidabilità in un modo che pochi altri costruttori sono riusciti a replicare.
Su TuttoAutoClassiche.it continuiamo a raccontare le storie più affascinanti delle auto e dei marchi che hanno scritto la grande storia dell’automobilismo, perché ogni vettura storica custodisce un patrimonio di tecnica, passione e cultura che merita di essere tramandato.