
Il 12 maggio 1957 segnò uno spartiacque nella storia dell’automobilismo italiano. Durante quella che sarebbe stata l’ultima edizione della Mille Miglia “di velocità”, un tragico incidente nei pressi di Guidizzolo, in provincia di Mantova, causò la morte del pilota spagnolo Alfonso de Portago, del copilota Edmund Nelson e di nove spettatori tra cui cinque bambini. Fu un evento che non solo sconvolse l’opinione pubblica, ma decretò anche la fine della leggendaria corsa su strada.
La dinamica dell’incidente
De Portago era al volante di una Ferrari 335 S, una vettura estremamente potente, lanciata a velocità elevatissime lungo le strade normalmente aperte al traffico. Nei pressi del rettilineo di Guidizzolo, accadde l’imprevedibile: uno pneumatico esplose improvvisamente, facendo perdere al pilota il controllo dell’auto, che uscì di strada travolgendo il pubblico assiepato ai bordi.
Per anni si è parlato genericamente di cedimento dello pneumatico, ma una ricostruzione più precisa individua una causa determinante: un limitatore di carreggiata, il cosiddetto “occhio di gatto”, presente sull’asfalto che, già danneggiato, provocò uno squarcio nello pneumatico della Ferrari.
Un sistema al limite
L’incidente mise in luce i limiti strutturali della Mille Miglia: una gara disputata su strade pubbliche, con vetture sempre più potenti e folle di spettatori prive di adeguate protezioni. Negli anni ’50, l’evoluzione tecnologica delle auto da corsa aveva ormai superato le capacità di sicurezza dell’infrastruttura stradale.
Guidizzolo rappresentò il punto di rottura: non fu solo un errore umano o una fatalità, ma il risultato di un sistema che non poteva più reggere.
Il processo a Enzo Ferrari
Dopo la tragedia, la magistratura avviò un procedimento penale che coinvolse direttamente Enzo Ferrari, accusato di omicidio colposo insieme ad altri responsabili dell’organizzazione. L’accusa sosteneva che la scuderia avesse messo in gara vetture troppo potenti e potenzialmente pericolose, senza adeguate garanzie di sicurezza.
Il processo fu lungo e complesso. Si discussero le responsabilità tecniche, le condizioni delle strade, la sicurezza degli pneumatici e persino la gestione della gara. Un punto centrale fu proprio la dinamica dell’incidente e la causa dello scoppio della gomma.
Alla fine Enzo Ferrari fu assolto: il tribunale stabilì che non vi erano prove sufficienti per attribuirgli una responsabilità diretta. L’incidente fu considerato una tragica concatenazione di circostanze, aggravata da fattori esterni come lo stato della strada e la presenza dell’“occhio di gatto” danneggiato.
La fine della Mille Miglia
Nonostante l’assoluzione, il danno all’immagine e la gravità dell’accaduto portarono a una decisione drastica: la Mille Miglia, nella sua forma originale di gara di velocità su strade aperte, venne definitivamente cancellata.
Negli anni successivi la corsa è rinata come gara di regolarità per auto storiche, mantenendo il fascino del percorso originario ma con criteri completamente diversi, basati sulla precisione e non sulla velocità.
Il ritorno simbolico a Guidizzolo
A distanza di quasi settant’anni, la memoria di quel tragico evento continua a essere parte integrante della storia della Mille Miglia. Non a caso, nell’edizione del 2026 la corsa tornerà a passare proprio da Guidizzolo, oggi in un contesto profondamente diverso: senza la follia della velocità estrema, ma con lo spirito della rievocazione storica.
Questo passaggio rappresenta un momento altamente simbolico. Là dove nel 1957 si consumò una tragedia che cambiò per sempre il motorsport, oggi sfilano vetture d’epoca a velocità controllata, in un clima di celebrazione e memoria.
Un’eredità complessa
L’incidente di Guidizzolo resta uno dei momenti più drammatici nella storia dell’automobilismo. Da quella tragedia nacque una maggiore consapevolezza sulla sicurezza, che avrebbe influenzato profondamente lo sviluppo delle competizioni.
Ma resta anche il simbolo di un’epoca irripetibile, in cui il coraggio dei piloti e la passione del pubblico correvano spesso più veloci della prudenza e in cui, talvolta, il prezzo da pagare fu altissimo.