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La Bentley che sfidò un treno

Quando Woolf Barnato dimostrò che un’automobile poteva battere il mezzo più veloce d’Europa

Ci sono imprese sportive che vengono ricordate per un trofeo. Altre per un record. E poi esistono quelle che diventano leggenda semplicemente perché sembravano impossibili.

Nel marzo del 1930, quando l’automobile era ancora un mezzo giovane e le strade europee erano lontanissime dagli standard odierni, un uomo decise di dimostrare che una Bentley poteva essere più veloce del mezzo di trasporto più prestigioso del continente: il celebre Le Train Bleu, il lussuoso treno che collegava la Costa Azzurra a Calais.

Quella che nacque quasi come una scommessa tra gentiluomini si trasformò in una delle imprese più celebri della storia dell’automobilismo. Ancora oggi viene raccontata come uno degli episodi che contribuirono a costruire il mito Bentley e quello dei leggendari BentleyBoys.

Ma, come spesso accade con le grandi storie, esiste anche un dettaglio poco conosciuto: l’auto immortalata nei dipinti e nelle fotografie non è quella che vinse davvero la sfida.

Una sfida nata davanti a una cena

Nel 1930 Woolf Barnato era molto più di un semplice pilota.

Figlio dell’immensa fortuna della famiglia Barnato e presidente della Bentley Motors, era uno dei protagonisti dell’automobilismo inglese. Aveva già conquistato tre vittorie consecutive alla 24 Ore di Le Mans con Bentley ed era il simbolo di quella generazione di gentleman driver conosciuti come i Bentley Boys.

Durante una permanenza a Cannes, al Carlton Hotel, la conversazione cadde sul celebre Le Train Bleu, il treno di lusso che ogni sera partiva dalla Riviera francese trasportando aristocratici, uomini d’affari e celebrità verso il nord della Francia.

Il Blue Train rappresentava il massimo del lusso ferroviario europeo. Eleganti carrozze letto, servizio impeccabile e una puntualità quasi perfetta.

Qualcuno ricordò che alcune automobili avevano già sfidato il treno con successo.

Barnato sorrise.

Secondo lui, non era un’impresa così eccezionale.

Dichiarò che con la sua Bentley avrebbe potuto non soltanto arrivare a Calais prima del treno, ma addirittura raggiungere Londra prima che il Blue Train terminasse il proprio viaggio in Francia.

La scommessa era lanciata.

Oltre 1.300 chilometri sulle strade del 1930

Il 13 marzo 1930 il Blue Train lasciò la Costa Azzurra nel tardo pomeriggio.

Pochi minuti dopo partì anche Barnato.

Con lui viaggiava il suo amico Dale Bourne, mentre sotto il lungo cofano della Bentley Speed Six pulsava il poderoso sei cilindri da 6,5 litri.

Oggi un viaggio del genere può sembrare normale.

Nel 1930 era qualcosa di quasi folle.

Non esistevano autostrade.

Le strade attraversavano paesi, campagne e città.

L’illuminazione era quasi assente.

Pioveva.

Bisognava fermarsi per il carburante.

Le gomme potevano cedere in qualsiasi momento.

Eppure Barnato mantenne una media sorprendente.

Durante la notte attraversò la Francia fermandosi solo per rifornimenti e brevi controlli meccanici.

Verso le dieci e mezza del mattino raggiunse Boulogne, riuscendo a imbarcarsi sul traghetto diretto in Inghilterra.

Ma non era ancora soddisfatto.

Una volta sbarcato proseguì fino a Londra.

Entrò nella capitale britannica e parcheggiò davanti al Conservative Club di St. James’s alle 15:20 circa.

Solo pochi minuti dopo, il Blue Train arrivava finalmente alla stazione di Calais.

La Bentley aveva vinto.

Una vittoria che fece il giro del mondo

L’impresa ebbe un’enorme risonanza.

I giornali parlarono di quella straordinaria corsa attraverso l’Europa.

Bentley vide crescere ulteriormente la propria fama di costruttore di automobili robuste, veloci e affidabili.

Per il pubblico non era stata soltanto una gara contro un treno.

Era stata la dimostrazione che l’automobile stava entrando in una nuova era.

Per la prima volta un’auto privata aveva mostrato di poter competere con il mezzo più moderno ed efficiente del continente.

Naturalmente non mancarono le polemiche.

Le autorità francesi non apprezzarono quella sfida svolta sulle strade pubbliche.

Bentley ricevette una pesante multa e venne esclusa dal Salone di Parigi del 1930 come conseguenza dell’impresa.

Ma ormai la leggenda era nata.

L’errore che durò quasi settant’anni

Qui arriva la parte più curiosa della storia.

Per decenni tutti credettero che la celebre gara fosse stata vinta dalla spettacolare Bentley Speed Six con carrozzeria Gurney Nutting, caratterizzata dalla linea filante e sportiva che compare in moltissime fotografie, manifesti e dipinti.

Persino il celebre quadro di Terence Cuneo raffigura quella vettura mentre corre accanto al Blue Train.

Peccato che quella Bentley non potesse essere l’auto della sfida.

Le ricerche condotte molti anni dopo sui registri di fabbrica dimostrarono infatti che la Gurney Nutting fu consegnata a Barnato solo nel maggio del 1930, oltre due mesi dopo la famosa corsa.

La vera protagonista era invece una Bentley Speed Six molto più sobria, una berlina quattro porte carrozzata da H.J. Mulliner.

Fu quella vettura, meno appariscente ma perfettamente affidabile, a percorrere oltre 1.300 chilometri e battere il treno più famoso d’Europa.

Successivamente Barnato acquistò la splendida coupé Gurney Nutting e la soprannominò Blue Train Special proprio in ricordo dell’impresa.

Con il passare degli anni nacque la confusione.

Il nome passò dall’impresa all’automobile nuova, fino a far dimenticare quale fosse la vera vettura protagonista della corsa.

Oggi entrambe le Bentley esistono ancora e rappresentano due dei pezzi più importanti della storia del marchio.

Molto più di una corsa

La sfida tra Barnato e il Blue Train racconta perfettamente lo spirito degli anni Venti e Trenta.

Erano gli anni nei quali l’automobile non era soltanto un mezzo di trasporto.

Era simbolo di libertà, tecnologia, coraggio e prestigio.

Woolf Barnato rappresentava alla perfezione quella generazione di uomini che vedevano nella guida una forma di avventura.

Non cercava soltanto la velocità.

Voleva dimostrare che una Bentley era capace di affrontare qualsiasi viaggio senza cedimenti.

E ci riuscì.

Ancora oggi il “Blue Train Run” viene considerato uno degli episodi più iconici della storia Bentley, tanto che la casa inglese continua a celebrarlo con modelli commemorativi e iniziative dedicate al proprio patrimonio storico.

Una leggenda che continua a viaggiare

Molte imprese automobilistiche vengono dimenticate con il passare degli anni.

Quella di Woolf Barnato, invece, continua ad affascinare perché racchiude tutti gli ingredienti delle grandi storie: una scommessa nata quasi per gioco, una sfida apparentemente impossibile, un viaggio estenuante attraverso un’intera nazione e un finale che sembrava scritto per il cinema.

Ancora più sorprendente è sapere che, per decenni, il mondo ha attribuito quella vittoria all’automobile sbagliata.

La vera “Bentley del Blue Train” non era la spettacolare coupé immortalata nei quadri, ma una più discreta berlina H.J. Mulliner che, senza cercare la fama, entrò nella storia grazie alla sua straordinaria affidabilità.

È la dimostrazione che, spesso, dietro le leggende dell’automobile si nascondono dettagli poco conosciuti che le rendono ancora più affascinanti.

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